Tasso inflazione, un nemico infido e implacabile per i risparmiatori

Tasso inflazione

Il tasso inflazione è un indice che rappresenta l’aumento generale dei prezzi di beni e servizi, con conseguente diminuzione del potere d’acquisto della moneta.

In parole più semplici: se un bene acquistato oggi costa 100 euro, il medesimo bene, per effetto di un tasso inflazione, ad esempio dello 0,50%, fra un anno avrà un prezzo di 100,50. Dunque, il bene in esame ha perso valore, ha subìto un’erosione, perché i 100 euro di oggi hanno una valutazione superiore ai 100 euro disponibili tra un anno.

Un risparmiatore dovrà, di conseguenza, impiegare i propri denari in strumenti finanziari che abbiano un rendimento superiore al tasso inflazione. La differenza tra il rendimento monetario ottenuto dall’investimento e l’inflazione rappresenta  il rendimento reale, che può essere anche negativo.

In regime di inflazione alta, gli investitori dovranno impiegare i risparmi, per proteggerli, in strumenti finanziari con breve o brevissima scadenza. Di contro, in caso di bassa inflazione e con tassi conseguentemente bassi, conviene investire in titoli a scadenza lunga, ad esempio in azioni od in Btp decennali.

I criteri di misurazione dell’inflazione.

Su questo punto le discussioni tra gli esperti sono continue e sono sempre i compromessi e gli aggiustamenti successivi a determinarne il risultato. Si discute, infatti, cosa mettere nel paniere, in che misura e come calcolarne i prezzi.

I beni ed i servizi sono innumerevoli ed ognuno di questi ha una sua storia specifica di prezzi. L’inflazione complessiva è la sommatoria delle variazioni dei prezzi di quello che viene comprato e venduto. E, chiaramente, è impossibile fare un calcolo ben preciso.
Si procede, pertanto, in modo approssimativo, definendo un paniere di beni e servizi e calcolando le medie e le loro variazioni. La misura dell’inflazione è data dalla media ponderata delle variazioni.

Gli indici Istat dei prezzi al consumo.

Il tasso inflazione in Italia è calcolato dall’Istat (Istituto Nazionale di Statistica), che raccoglie i dati di tre diversi indici dei prezzi al consumo:

> Indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic). Tiene conto di tutta la popolazione e dell’insieme di tutti i beni e servizi acquistati dalle famiglie. E’ una rilevazione che considera tutti i consumatori italiani e misura l’inflazione del sistema economico, un parametro molto utile al Governo per espletare le politiche economiche.

> Indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi). Si basa sullo stesso paniere del Nic, ma con riferimento alle famiglie di lavoratori dipendenti (escluso il settore agricolo). In questo paniere vengono inseriti ogni anno nuovi prodotti e ne vengono tolti altri, in funzione delle abitudini degli italiani. Questo indice viene usato anche per l’adeguamento periodico del canone di affitto e dell’assegno dovuto al coniuge separato.

> Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi membri dell’Unione Europea (Ipca). E’ un indicatore che compara e verifica l’inflazione dei Paesi europei per consentirne l’accesso e la permanenza nell’Unione Europea. L’indice si riferisce al Nic, escludendo lotterie, lotto  e concorsi pronostici.

Per la cronaca, secondo i dati Istat, a gennaio 2017 il tasso inflazione ha segnato un +0,3%, con un balzo dell’1% in un anno, dopo un lungo periodo di deflazione causata dalla debolezza della domanda di beni e servizi. E’ il dato più alto degli ultimi tre anni e fa ben sperare per una ripresa dei consumi.
A pesare sul paniere l’aumento dei prodotti energetici (+9,3% annuo della benzina) a causa delle temperature rigide ed i rialzi consistenti di frutta (+7,3%) e verdura (+20,4%).

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